Pinar Gultekin

Ciao Pinar, oggi ti conosco, ma non avrei mai voluto farlo in questo modo . Ti conosco come quelle 2600 donne spezzate nell’ultimo decennio, nella tua Turchia, dalla mentalità, ancora troppo comune, che autorizza qualsiasi folle con un membro in più tra le gambe, a razziare qualunque cosa desideri. Io ti conosco, so quanto ami la Libertà, il vento tra i capelli, quello che ti disordina i pensieri: ma chi se ne frega! Sei ancora giovane e infinita. So quanto amavi l’Amore, quello puro, che speravi di dare e ricevere in egual misura, ma che ti ha illuso di poter vivere felice e serena in un mondo che felice e sereno non è. Speranza – sono sicura che ci credevi molto – che tutto può cambiare, ti ha portato ad andare avanti, a ridere, a pensare che un Paese che cerca di legalizzare la violenza, in tutte le sue forme, potesse in fondo essere un buon posto in cui crescere. Pinar Gultekin, avrei voluto passare del tempo con te, avresti potuto mostrarmi dove passavi i giorni da bambina, quali erano i tuoi sogni e se dopo tutto credevi ancora nell’uomo. Ma forse è meglio così.
Ora il tuo sorriso pieno di vita rimarrà perpetuo nella mia esistenza e non potrò sentirmi responsabile della tua morte. Certo, io non c’ero, non ne sapevo nulla, non avrei potuto far nulla per salvarti. Non c’ero, eppure mi sento così inutile. So che qualcosa avrei potuto fare, che una speranza c’era ancora,sufficiente a salvarti dalla fame d’amore del mondo, che cresce le sue bestie in cattività, rapaci.
Amore.
Amore.
Come faccio a fidarmi di te se mi tradisci sempre. Come faccio a credere nella tua forza se vieni sempre sconfitto da uomini grandi come coriandoli. Ulisse attraversò tutto il Mar Mediterraneo, lungo coste sconosciute, ma ritornò nel Mar Egeo, nel suo mare, nel tuo mare, seguendo l’amore. Legende e Miti, come quelle con cui ci hanno cresciute. Noi ci abbiamo creduto fino a quando non siamo cadute nella realtà; abbiamo scoperto che se vuoi salvarti, devi cercare la forza in té stessa, che nessuno fa carità, nessuno se non vuole ricevere qualcosa in cambio. Vivere, vivere, vivere intensamente, vivere ogni momento, vivere spensierati, vivere felici. Ma nessuno ha il coraggio di dirci che vivere è difficile, che devi accettare anche le cattiverie, che non si vive se non con un compromesso con sé stessi, per scegliere cosa ignorare del male altrui e assicurarsi la propria serenità. Vivere. Morire. Chissà cosa ti è passato per la testa negli ultimi attimi prima dell’ultimo respiro. Chissà cosa avrai pensato: alla tua vita che scorreva davanti a te, come un film di cui non sei più la protagonista, o al salutare la tua famiglia, i tuoi amici. Chissà se ti sei pentita di aver incrociato quello sguardo che quel giorno ti ha condannato. Chissà se hai cercato di capire e accettare e perdonare la mano che ti stava cancellando da questo mondo, dalla tua vita.
Perdonami, perdonaci.

Precedente EUROPA CONCESSIONE USA